Docenti in Condivisione – Giorno 1

A Paestum si apre la tre giorni sulla condivisione a scuola

A Paestum si apre la tre giorni sulla condivisione a scuola

Paestum, 6 luglio 2026 — Hotel Meridiana

È cominciata ieri a Paestum, all’Hotel Meridiana, «Docenti in Condivisione», la tre giorni di formazione promossa da Bimed che per la prima giornata ha riunito settanta insegnanti di ogni ordine e grado intorno a un’idea semplice e insieme rivoluzionaria: che la condivisione possa essere il motore del cambiamento nella scuola di oggi.

Ad aprire i lavori è stato il presidente di Bimed, Andrea Iovino, con una riflessione ampia sul rapporto tra scuola e condivisione. Iovino ha richiamato il ruolo decisivo della scuola e dei docenti nella costruzione del futuro della società, sottolineando come questo contributo sia spesso sottovalutato da chi vive fuori dal mondo scolastico. Ha invitato i docenti a coltivare il sogno di una scuola capace di rimettere al centro le relazioni. Bimed, ha spiegato, continua a lavorare perché questo orizzonte diventi ogni giorno più concreto: un modo diverso di fare scuola, fondato su fiducia e collaborazione.

Dopo di lui ha preso la parola il dirigente scolastico Salvatore Giuliano, portando ai docenti presenti una testimonianza che ha il peso dei fatti più che delle teorie. Giuliano ha raccontato la propria esperienza di ideatore di Book in Progress, il progetto nato quindici anni fa al Majorana di Brindisi dall’idea, allora quasi visionaria, che i libri di testo potessero essere scritti dai docenti stessi e messi in comune tra le scuole. Un’intuizione che oggi si è evoluta in Book in Progress AI, una piattaforma che adatta i contenuti didattici allo stile cognitivo di ciascuno studente e che Giuliano ha scelto di rendere open source, gratuita per tutte le scuole italiane, non solo per quelle della rete originaria. Per Giuliano il valore aggiunto di questi anni di lavoro non sta tanto nella tecnologia quanto nella comunità che si è creata attorno al progetto: docenti che scrivono materiali insieme, si confrontano, crescono professionalmente condividendo ciò che sanno fare. Un esempio concreto, portato da chi la condivisione la vive ogni giorno dentro le scuole, di come un’idea nata in un istituto possa diventare patrimonio comune di un intero Paese.

È toccato poi a Giuseppe Iorio guidare i partecipanti in un viaggio a ritroso nel tempo, dalla macchina a vapore all’intelligenza artificiale, per arrivare a una domanda che ha attraversato tutta la mattinata: che cosa non è cambiato, in duecentocinquant’anni di rivoluzioni industriali? La risposta, secondo Iorio, è il problema più antico dell’umanità: vivere bene insieme. Siamo la generazione più connessa della storia, ha osservato, eppure sempre più sola: comunichiamo continuamente, ma ci ascoltiamo sempre meno. Da qui la proposta che dà il senso a tutto il suo intervento: dopo la forza, la velocità, le informazioni e l’intelligenza artificiale, la prossima rivoluzione dovrà essere quella dell’Intelligenza Relazionale, la capacità — allenabile come ogni altra competenza — di passare dall’Io al Noi e di trasformare gruppi di persone connesse in vere comunità.

Nellamaria Napolitano ha raccolto il filo di questo ragionamento e lo ha portato dentro la scuola, accompagnando i docenti nella lettura del Manifesto della Condivisione e dei suoi dieci principi — creare relazioni, generare valore, crescere insieme, educarsi reciprocamente, fino ad agire con responsabilità etica. Non un regolamento, ha ricordato, ma una dichiarazione di valori capace di orientare le scelte di tutti i giorni in classe. Napolitano ha mostrato come la condivisione, quando diventa paradigma educativo, agisca su quattro piani insieme: quello cognitivo, perché condividere il proprio pensiero rafforza la comprensione; quello emotivo e motivazionale, perché sentirsi parte di un gruppo riduce l’ansia e aumenta la voglia di mettersi in gioco; quello sociale e relazionale, perché educa alla reciprocità e all’ascolto; e infine quello etico, perché condividere significa scegliere di non trattenere per sé ciò che si sa fare. Quattro dimensioni che, ha sottolineato, cambiano il modo stesso di intendere la conoscenza: non più un bene da trasferire da chi sa a chi non sa, ma qualcosa che si costruisce insieme, nel confronto e nella reciprocità.

Una prima giornata densa, dunque, che ha alternato visione e concretezza, e che ha lasciato ai settanta docenti presenti diversi spunti da portare nelle proprie classi già dalla prossima settimana. I lavori di «Docenti in Condivisione» proseguiranno nelle prossime due giornate, sempre a Paestum, approfondendo ulteriormente i temi aperti in questo primo incontro.

Perché, come è stato ricordato più volte nel corso della mattinata, ogni comunità migliore comincia da un gesto semplice: quello di condividere.

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