Docenti in Condivisione – Giorno 2

La seconda giornata a Paestum, tra coaching e neuroscienze dell'apprendimento

La seconda giornata a Paestum, tra coaching e neuroscienze dell’apprendimento

Paestum, 7 luglio 2026 — Hotel Meridiana

Seconda giornata di lavori a Paestum per «Docenti in Condivisione», la tre giorni di formazione promossa da Bimed. Se la prima giornata aveva messo al centro la visione e la storia del progetto, la mattinata del 7 luglio ha avuto un taglio più esperienziale, con due interventi pensati per far vivere ai docenti, in prima persona, ciò di cui stavano discutendo: quello del dirigente scolastico e coach Gennaro Sorrentino e quello della professoressa Francesca Piscitello.

Sorrentino ha aperto la mattinata con un intervento dal titolo «Il LifeComp per coltivare le competenze per la vita nella scuola che cambia», dedicato al quadro europeo delle competenze personali, sociali e di imparare ad imparare. Fin dalle prime battute ha chiarito che non sarebbe stata una lezione frontale, ma un laboratorio da attraversare insieme, costruito mettendo a frutto sia il suo percorso di coach professionista — formato con il metodo AICP e l’approccio Play Coaching — sia la sua esperienza di dirigente scolastico e formatore. L’obiettivo, dichiarato apertamente ai partecipanti, era duplice: emozionare le persone in aula e, allo stesso tempo, allenarne i talenti. Sorrentino ha richiamato una convinzione cara a Maria Montessori, secondo cui insegnare richiede prima di tutto la capacità di emozionare, ed è da questa idea che ha scelto di costruire l’intera sessione non su slide da guardare passivamente, ma su esperienze da vivere in prima persona, intrecciando coaching e neuroscienze dell’apprendimento nella cornice del LifeComp e della rete Docenti in Condivisione.

A seguire è intervenuta Francesca Piscitello, che ha affrontato un tema tanto delicato quanto centrale: come si valuta una competenza per la vita, una soft skill che per sua natura sfugge ai criteri tradizionali di misurazione. Anche il suo intervento è partito da un coinvolgimento emotivo diretto: ha chiesto ai presenti di ripescare nella memoria il ricordo più brutto legato a una valutazione ricevuta da studenti, e ha raccolto a voce alta alcune di quelle testimonianze. Da lì ha ricostruito, insieme al gruppo, quanto conti la comunicazione efficace nel momento della valutazione, e quanto sia importante coinvolgere gli studenti stessi nell’autovalutazione, invece di limitarsi a restituire loro un giudizio dall’alto. Piscitello ha poi condiviso esempi concreti di check list e griglie utilizzabili per osservare e valutare le life skills, portando come esempio proprio la condivisione, e ha chiuso il suo intervento suggerendo alcuni strumenti digitali e applicazioni pensati per alleggerire e rendere più efficace il lavoro quotidiano dei docenti su questo fronte.

Una mattinata, dunque, che ha spostato l’attenzione dalla dimensione valoriale della condivisione — al centro della prima giornata — a quella più operativa delle competenze che permettono di praticarla davvero in classe: sapersi mettere in relazione, gestire le proprie emozioni, imparare ad imparare insieme agli altri. Competenze che, come hanno ricordato sia Sorrentino sia Piscitello, non si insegnano a parole, ma si allenano, si osservano e, con gli strumenti giusti, si possono anche provare a valutare.

Il pomeriggio ha cambiato ancora una volta registro. Giuseppe Iorio e Nellamaria Napolitano hanno condotto un’attività dedicata al Manifesto della Condivisione costruita attorno a una comunità di pratiche: non teoria da ascoltare, ma esperienze reali da raccontare e da cui imparare. In aula sono arrivate tre storie diverse, frutto di un percorso durato sei mesi e portato avanti online insieme alla rete, la dimostrazione di quanto i principi discussi nei giorni precedenti stiano già prendendo forma nelle scuole italiane.

La prima storia è quella della professoressa Nicoletta Fanuele, che ha raccontato il lavoro svolto nella sua pluriclasse in un progetto dal titolo «Cinema e condivisione». Fanuele ha prima presentato il Manifesto ai suoi giovani studenti, che lo hanno letto e commentato insieme a lei, per poi decidere di abbinare a ciascuno dei dieci principi un film. Individuati i dieci titoli, la classe ha scelto — all’unanimità — di approfondirne solo uno: «Condividere genera valore», il principio secondo cui esperienze e competenze messe a disposizione della collettività si moltiplicano invece di consumarsi. Da qui la visione del film «Il diritto di contare», seguita da un dibattito organizzato secondo i principi del Manifesto e condotto direttamente dagli studenti, ai quali erano stati affidati tre ruoli precisi: facilitatore, cronometrista e osservatore.

È seguito poi il racconto del professor Antonio Longobardi, che ha portato l’esperienza realizzata con tre classi del liceo artistico Archimede di Napoli, in un progetto dal titolo «…da Solo a NOI… 2025, *attiviAmo la condivisione», ispirato in particolare al primo e al quinto principio del Manifesto: «Condividere crea relazioni» — le risorse personali entrano in circolo creando legami di senso — e «Condividere allena al coraggio» — la rete di condivisione sostiene l’individuo nelle scelte personali e professionali. Su proposta della collega di inglese, tre classi di grafica sono state riunite in un’unica comunità di pratica basata sulla condivisione: per due mesi, tra i laboratori e le ore di inglese, gli studenti si sono misurati con giochi di ruolo e compiti di realtà, lavorando divisi in gruppi organizzati come vere squadre professionali. Il risultato di questo lavoro è stato duplice: una pièce teatrale presentata durante l’open day della scuola e un cortometraggio, «Il processo a Otello», che affronta il tema del femminicidio.

A chiudere il cerchio delle testimonianze è stato lo stesso Giuseppe Iorio, che ha raccontato l’esperienza della «Giornata della Condivisione» realizzata nella sua scuola, l’I.I.S. Rossi Doria di Marigliano — un percorso nato per costruire, passo dopo passo, una vera comunità educante. Tutto è partito dai docenti stessi: già nel Collegio Docenti del 19 maggio 2026, prima ancora di coinvolgere gli studenti, gli insegnanti hanno sperimentato in prima persona le attività che sarebbero state poi proposte in classe, perché — ha spiegato Iorio — non si può educare alla condivisione senza averla prima vissuta. Da quel confronto tra colleghi sono nati cartelloni con bisogni, aspettative e proposte, diventati la base di lavoro per la giornata successiva. Il 25 maggio si è tenuta poi la vera e propria Giornata della Condivisione, con laboratori partecipativi in cui studenti, docenti e dirigenti si sono confrontati in piccoli gruppi attorno a tre domande semplici ma dirette: Cosa racconteresti di te? Cosa chiederesti alla scuola? Di cosa hai bisogno per stare meglio? Ne sono emerse parole cariche di significato — amicizia, paure, coraggio, bisogno di ascolto, desiderio di essere compresi — e la richiesta esplicita, da parte dei ragazzi, di avere spazi permanenti di dialogo. Da questo percorso sono nate due eredità concrete: la Panchina della Condivisione, realizzata insieme agli studenti come luogo fisico di ascolto e incontro, e la figura degli «Ambasciatori della Condivisione», studenti che si impegnano a promuovere dialogo e accoglienza nella vita quotidiana della scuola, trasformando un evento in un processo permanente.

I lavori di «Docenti in Condivisione» proseguiranno domani con l’ultima giornata della tre giorni a Paestum.

Condividi

Leggi anche